LETTERA APERTA A MELONI, PAPA LEONE XIV, PIANTEDOSI E NORDIO!IL CAOS DEGLI INCIDENTI STRADALI E LE STORIE DELLE VITTIME UCCISE PRIMA DA CHI HA PROVOCATO L’INCIDENTE STRADALE E POI DALLA VIOLENZA DELLE ISTITUZIONI
Ieri abbiamo accennato, viste le limitazioni di spazio di un quotidiano, al dramma di Antonella Zevini e del padre di Giulia, morta sull’autostrada A1 mentre prestava servizio civile in ambulanza al servizio di chi soffre.
Considerato che non dimenticheremo mai una persona a noi tanto cara come Camilla Di Pumpo, alla quale abbiamo dedicato la nostra biblioteca multimediale dell’Università Popolare LUCE, patendo e condividendo il dolore della sua famiglia, oggi vogliamo porre l’attenzione sulla VIOLENZA ISTITUZIONALE.
Una violenza talmente grave, talmente dolorosa da non riuscire a perdonare, nonostante gli insegnamenti della religione cattolica, chi con il suo agire nell’esercizio delle proprie funzioni, disconosce il valore dell’umanizzazione del proprio incarico e si permette di violentare, con minacce di querele, con l’indifferenza e la superficialità chi si rivolge alle ISTITUZIONI per ricevere aiuto e ottiene in cambio delusioni e “intimidazioni”. MAI ABBIAMO SEGUITO UNA CONFERENZA DOVE QUESTE PERSONE VIOLENTE SI PRESENTANO PER CHIEDERE SCUSA, perchè sono troppo viziate dal far ricadere la colpa su altri (vedi Comune di Foggia per il caso YAHAT FATIMI, donna che conoscevamo bene, alla quale è stato negato qualsiasi diritto e servizio dovuto. L’unica cosa che le hanno dedicato è un comunicato post mortem senza chiedere scusa)
Questi reati non sono perseguibili, unitamente al depenalizzato “ABUSO D’UFFICIO”. A queste istituzioni violente il grido di Antonella al Papa per ottenere udienza merita ascolto e attenzione.
Come leggete nell’articolo a lei dedicato, queste persone non pretendono soldi per la morte del proprio familiare (anche se ne hanno pieno diritto), non vogliono un risarcimento macchiato di sangue. Voglio la verità. OGGI E’ CHIDERE TROPPO.
L’assurda notizia di oggi ci dice che non ha diritto al risarcimento la vittima di violenza (perchè il reato si estingue con la morte del suo assassino), bensì i familiari dell’assassino se, pentito , si toglie la vita in carcere.
Vi chiedo scusa se oggi mi dilungo sulla VIOLENZA ISTITUZIONALE, la MORTE EVITABILE DI YAHAT NON RIUSCIAMO AD ACCETTARLA!!!
ANTONELLA CHIEDE GIUSTIZIA
La violenza istituzionale e’ un tema insidioso. Fino a poco tempo fa non era nemmeno un tema, semplicemente era ignorata o censurata.
Non era notizia che un padre e una madre dovessero subire calvari di anni per un figlio ucciso sulle strade.
Non era notizia che una vittima di violenza che denuncia dovesse essere passata ai raggi x senza essere creduta e se e’ una madre si dovesse difendere dal sospetto di essere bugiarda o pazza.
La violenza istituzionale e’ anche quella dei morti sul lavoro, che sono figli di genitori che devono dimostrare sulle forze anni e anni che non e” stata fatalità.
La violenza istituzionale è quella di un femminicidio spiegato con il raptus, è quella di un infanticidio non impedito da un sistema istituzionale che non ha voluto riconoscere che quei genitori sono psichiatrici o avevano giurato vendetta all’ex.
La violenza istituzionale è quella che ricorda che prima della giustizia riparativa c’é la giustizia e basta.
Lo Stato delle leggi, in un capolavoro di inversione ed eversione, diventa il carnefice, con una grande differenza rispetto agli individui: frammentando le responsabilità in modo capillare e appiattendole in passaggi burocratici all’apparenza neutri ne annacqua i contorni e toglie un’identità al processo decisionale.
La violenza istituzionale si esercita quando l’errore di un cittadino viene fatto pagare in modo perentorio, mentre il cittadino per ottenere un servizio dovuto per legge deve scrivere al Prefetto, fare causa (pur non avendo possibilità economiche) per ottenere un suo diritto.
A proposito di violenza istituzionale abbiamo chiesto 6 MESI FA, nelle forme di legge ai sensi della Legge 142/90 un documento ufficiale di certificazione di licenza edilizia, al Comune di Foggia.
La Legge impone agli enti di rispondere entro 30 Giorni. Cosa che il Comune ha fatto! Solo per informarci che avevano bisogno di più tempo per trovare un documento di licenza edilizia. Da allora silenzio assoluto. Ci siamo rivolti anche al Presidente della Commissione Edilizia Giovanni Quarato, anche lui si è dovuto arrendere. Senza questo documento non si può procedere alla vendita di un immobile, con grave danno per la parte venditrice.
Questa violenza istituzionale ed economica, come si giustifica? Con le scuse? No a Foggia si usa silenzio o arroganza. E cosa succede se il documento richiesto è andato perso? Quante licenze edilizia sono “scomparse”?
L’AUTOASSOLUZIONE E LA DEMONIZZAZIONE DI CHI OSA RIBELLARSI ALLA VIOLENZA ISTITUZIONALE
In queste condizioni per l’ISTITUZIONE l’autoassoluzione è quasi una garanzia.
Di chi e” colpa?
Del giudice, del pm, del perito, dei servizi sociali, delle indagini?
Del medico che non ha fatto la corretta diagnosi, della Difesa che non ha tutelato i militari dai rischi dell’ uranio impoverito? Dell’asilo che non e’ assicurato?
Ma chi precisamente doveva farlo?
Del rischio di prescrizione che per anni hanno lasciato tante vittime nel buio? Di chi è la colpa?
Spesso diventa della vittima che non ha capito, non è fuggita, non si è tutelata, della vittima che non parla più.
E così cittadini straziati con la carne viva del dolore in mano devono difendersi per avere giustizia e spendere una montagna di soldi, vendersi case, vedersi lo stipendio pignorato.
E’ un paradosso che nasce nella notte dei tempi dello Stato moderno: il rapporto tra cittadino e Istituzioni si intreccia e si contrappone.
Lo Stato etico, lo Stato minimo, lo Stato mamma o lo Stato papà.
La vecchia Polis o il Leviatano di Hobbes?
E quale legge? Quella scritta da chi?
Occupandoci di questi temi da anni ascoltiamo centinaia di storie e ci confrontiamo con le domande fondative della giustizia.
Nessuno vuole occuparsene, si pagano prezzi molto alti, i colleghi giornalisti lo sanno, ma confido ancora tenacemente che l’ informazione non si pieghi, che riconosca il pregio di un lavoro che parla ai cittadini di questo scempio e che faccia il suo dovere di difendere questo lavoro, anzi di rivendicarlo.
Anche per questo abbonarsi ad un’azienda editoriale libera e innovativa come la nostra, non è un obolo di concessione magnanima, bensì la necessità di poter sostenere e tener viva un’informazione sempre più rara, sentendola nostra e figlia di una COMUNITA’ DELLE IDEE che vuole affrontare TUTTI INSIEME i problemi per risolverli.
Quello che diciamo sempre quando ascoltiamo storie come quella di Antonella, di Hayat, di Camilla, nel nostro centro di Ascolto al disagio, la sua battaglia per la verità, è di rifiutare la tentazione di leggere queste testimonianze come solo storie private, di amore e dolore, di disperazione. Un grande errore.
Sono storie di cittadini che da soli e piegati da un’ingiustizia doppia denunciano la violenza delle Istituzioni spesso malcelata nello scudo lacrimoso del recupero del reietto.
Il tema è politico, tutto politico. Basta con questa narrazione artefatta dello strazio privato, queste sono storie politiche scritte da innocenti.
Chi censura, condanna e schernisce anche chi ne scrive lo ha capito benissimo. La denuncia di questo male ha il sapore di una ribellione, di una rivoluzione.
La VIOLENZA ISTITUZIONALE va DENUNCIATA E PUNITA!!
NON VA PROTETTA O SILENZIATA!!
Per silenziare noi dovete ucciderci fisicamente. Già una volta ci avete provato con tutte le vostre forze e influenze, perchè vi sentivate forti tra “colletti bianchi”.
Nuccio Fava fu ucciso da mafiosi, camminando fino all’ultimo con la schiena dritta. OGGI LA MAFIA HA GIACCA E CRAVATTA, NON UCCIDE CON LE PISTOLE, MA CON TUTTA L’IMPUNITA VIOLENZA ISTITUZIONALE
La VIOLENZA ISTITUZIONALE è anche quella dell’Ordine dei Giornalisti che dopo 5 anni ancora non risponde e, di conseguenza, non punisce le testate giornalistiche che hanno diffamato.
Noi aspettiamo da 5 anni una risposta, l’Antimafia alla quale ci eravamo rivolti, attende da 3 le stesse risposte, dopo il suo esposto.
L’ex Presidente si è anche inventato, per proteggere chi vive di questo, che il Consiglio di disciplina dell’Ordine dei Giornalisti è di competenza del Tribunale e non dell’Ordine.
Di cosa vogliamo parlare?
Chiudo con un accorato invito, usando le stesse parole usate da Rosaria Costa, vedova dell’agente di scorta Vito Schifani ucciso nella strage di Capaci.
“Io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare….”. “Loro però non vogliono cambiare” fu l’amara conclusione, tra lacrime e disperazione, di Rosaria Costa.
Come darle torto se dopo 33 anni Brusca è libero e la giustizia ancora non ha fatto il suo corso?
Noi come Rosaria Costa e Tina Montinaro, nostra Presidente Onoraria, non ci arrendiamo! Combattiamo insieme la VIOLENZA ISTITUZIONALE! VINCIAMO TUTTI INSIEME!!


